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Ambienti fluviali: Piave e Fium

Due importanti vene azzurre tratteggiano l'aspetto e la natura dell'Anello: sono il Fium e il Piave, con i loro ecosistemi. Con la sua sessione formativa, il biologo ambientale Bruno Boz ci ha fatto scoprire segreti e natura degli ambienti fluviali.

Gli ecosistemi fluviali dipendono dall’interazione di 3 elementi chiave: acqua, sedimenti e viventi.

L’interazione tra questi elementi – associati alle condizioni del bacino – determinano le morfologie degli alvei fluviali [es. rettilinei, sinuosi, meandriformi, a canali intrecciati…] e i servizi che i fiumi possono dare agli esseri umani [approvvigionamento idrico domestico, per l’agricoltura, l’industria, il turismo..]


Il fiume è un elemento dinamico e tende a occupare spazi diversi nel tempo.


Nel comune di Vas, il Piave scorre per circa 11 chilometri offrendo diverse situazioni floro-faunistiche: esistono aree con acque più calme o stagnanti e aree a corrente continua. A maggior diversità degli ambienti corrisponde una maggior diversità di organismi [biodiversità]. La variazione di forza della corrente è responsabile delle diverse forme di vita che si sono adattate alle varie situazioni del fiume.


Osservando il fondale dove la corrente è più forte, si possono notare piccoli animali aggrappati a superfici apparentemente lisce grazie a ventose o dentelli.


Si possono vedere, ad esempio, larve di Tricotteri, Plecotteri ed Efemerotteri, fonte di cibo per i vari predatori.


I Tricotteri [detti anche porta sass o porta stecc], le cui larve si costruiscono un fodero con piccoli frammenti vegetali [se in acque stagnanti] o sassolini [in acque con forte corrente] cementati tra loro con una particolare seta prodotta dalla stessa larva.


Le ninfe dei Plecotteri hanno invece spazzole di setole sulle mascelle per catturare detriti organici trasportati sulla corrente.


Le pupe degli Efemerotteri vivono al centro del fiume e migrano verso le rive solo prima della schiusa.



Nel Piave, il principale predatore di questi organismi è la trota, che solitamente si ripara in zone con acque calme e caccia il cibo dove l’acqua scorre più veloce ed è maggiormente ossigenata.

La specie più diffusa è la fario – nativa dell’Europa Centrale / Settentrionale e introdotta in Italia come fonte alimentare e pesce sportivo; a seguire dalla trota iridea [importata in Italia dal nord America].


La trota marmorata, è l'unica endemica dell’Italia nord-orientale ed è minacciata da fario e iridea, la cui presenza è un problema gravissimo per la conservazione dell’identità genetica della trota marmorata: l’incrocio tra specie native e specie aliene è un fenomeno irreversibile che distrugge la biodiversità, cioè la diversificazione nelle molteplici forme viventi che si è venuta a creare in millenni di evoluzione e adattamento ai diversi ambienti.

Nella stagione autunnale, le femmine adulte di trota si spostano compiendo una migrazione riproduttiva per deporre le uova, che vengono fecondate dai maschi in nidi scavati a colpi di coda tra i sassi e la ghiaia del fondo nei torrenti. Le uova schiudono nel tardo inverno liberando gli stadi larvali del pesce chiamati “avannotti”, che iniziano ad alimentarsi di piccoli organismi acquatici, principalmente larve di insetti, i quali sfarfalleranno in aria solo nelle stagioni più calde dopo aver completate le metamorfosi.


Altri pesci comuni sono il barbo e il cavedano, mentre è diventato molto raro un pesce un tempo comune, il marson [cottus gobbio detto anche scazzone] che si distingue per il capo grosso, l’ampia bocca e gli occhi vicini tra loro. Il marson è spesso considerato come un termometro dell’ambiente e la sua drastica diminuzione nel Piave indica la presenza di acque alterate dagli agenti inquinanti.


Il Piave è uno dei fiumi italiani più manomessi dall'uomo: a causa dei nostri interventi, il 90% del Piave non scorre più nel suo letto originario. Il forte sfruttamento idrico e il conseguente parziale abbandono del letto naturale del fiume fanno del Piave uno dei corsi d'acqua più artificializzati d'Europa.

L’estrazione di ghiaia – l’oro bianco – e di materiale inerte è stata per anni una delle attività più redditizie della zona del Piave, in particolare della provincia di Treviso, che ha letteralmente modificato il letto del fiume aggravando il rischio ambientale sul territorio.


Le escavazioni portano inevitabilmente all’abbassamento della falda acquifera e alla perdita di risorse idriche sotterranee, nonché degli habitat perifluviali.




Qui di seguito, qualche immagine del nostro incontro con il biologo ambientale ed esperto di ecologia fluviale Bruno Boz durante il mese di formazione creativa di Laboratorio SpRing.







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